Caro lettore curioso,
se sei giunto fin qui da solo sicuramente non hai bisogno di presentazioni.
Sai già che La Ruota del Tempo è una serie high fantasy di 14+1 libri scritta da Robert Jordan e terminata da Brandon Sanderson. E sai anche che da vent’anni la comunità fantasy si divide in solidi detrattori e solidi estimatori, senza mezze misure.
Ebbene… L’articolo di oggi è un po’ anomalo. Dal momento che in rete si trovano già millemila versioni de “I 10 motivi per cui devi leggere la Ruota” e oggettivamente non c’è bisogno di scrivere l’ennesimo, per evitare di passare inosservati nel marasma del web e sprecare il vostro tempo io ho scelto di prendere la chiacchierata da un’altra prospettiva:
“Le critiche più comuni… e come ve le smonto”
Sento già il sangue ribollire. Un po’ di pepe è quello che ci vuole. È un titolo volutamente provocatorio che cattura subito l’attenzione e che, a dire il vero, non rispecchia al 100% i contenuti. Già. Ma che posso farci? Il numero dei caratteri è limitato e devo assicurarmi di rendere l’idea! 😉
Il titolo non è completamente sincero perché alcune critiche io le confermo senza problemi, però non do loro lo stesso peso della maggioranza dei lettori ed è proprio per offrire una prospettiva diversa che le ho inserite comunque nell’elenco.
Bando alle ciance, ciancio alle bande…
1) “È troppo lunga”

Se sceglierete la via del cartaceo, una nuova libreria farà comodo.
S-nì, sono d’accordo solo se la questione riguarda le pagine. Quattordici volumi si possono accettare, ma perché devono essere tutti tra le 900 e le 1000 pagine?
Io stessa quando ho letto la Ruota ho citato l’eccessiva lunghezza come difetto principale (“ehm… ehm… unico”), non perché la cosa mi pesasse particolarmente ma perché era corretto mettere in guardia i lettori contemporanei, i quali, spesso senza rendersene conto, sono abituati dai film ad avere tutto e subito arrivando persino giudicare due formati diversi (libro e film) secondo i medesimi criteri di valutazione. Ahi ahi ahi.
Personalmente il segreto per non “affogare” è stato alternare la Ruota a letture di genere completamente diverso, quasi sempre saggi storici, per assicurarmi di respirare aria sempre fresca. La Ruota mi ha tenuto compagnia per due bellissimi anni – lo stesso arco di tempo in cui si svolge la storia – durante i quali non ho dovuto rinunciare a nulla. E poi – diciamocelo con chiarezza – quale lettore si è mai messo problemi? Chi ha paura dei libri? In ambito fantasy, nessuno.
Siamo quelli famosi per la determinazione, la resistenza e la passione che proviamo per il più piccolo dettaglio. Vedi il Cosmoverso di Brandon Sanderson. Vedi Malazan di Steven Erikson e Ian Esslemont. Vedi i Drenai di David Gemmel. Vedi le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, che dopo 5 libri e 8 stagioni televisive non sono ancora terminate. Vedi Shannara di Terry Brooks. Vedi Dragonlance di Margaret Weis e Tracy Hickman.
Come vedete, la mole non può essere un vero ostacolo. Io e gli altri “Ruotisti Anonimi” (centinaia in Italia e migliaia nel resto del mondo) siamo la prova vivente che alla Ruota si sopravvive senza acciacchi – a parte il cuore spezzato quando giri l’ultima pagina, sigh – e che ne vale la pena. D’altronde, chi la consiglierebbe se non fosse un capolavoro ma solo una bella storia? Nessuno, sono quasi 14mila pagine. Eppure da vent’anni è in cima alle classifiche di gradimento. Significherà pur qualcosa?
Lo spirito con cui vi consiglio di approcciarvi dunque è quello del bambino che esplorando il mondo non si aspetta altro che meraviglie. La Ruota infatti è puro sense of wonder. Al diavolo l’azione!
Con questo non intendo puntarvi una pistola alla tempia e ordinarvi di arrivare fino alla fine del quattordicesimo volume. Vi pare? Chiedo soltanto di provare il primo libro e decidere se leggere anche il secondo. Se va bene, aggiungete il terzo. Leggetela perché vi va e perché vi piace, non perché vi sentite obbligati dagli amici o perché ve lo siete imposto come sfida su Goodreads. Non è questo lo spirito giusto. Se alla soglia del quarto non avete ancora trovato un motivo valido per andare avanti, allora non fatelo! Fermatevi! Avete già tutti gli elementi per giudicare.
2) “È troppo lenta.
Il numero delle pagine è esagerato, a volte ci si perde nelle descrizioni e a volte non succede nulla per diversi paragrafi. Sì.
Ma la “lentezza” e/o la verbosità delle descrizioni sono il marchio di fabbrica dell’autore e sono ciò che conferisce alla parola scritta un’impronta autentica e convincente permettendogli di bucare la pagina e creare visioni nitide nella nostra mente, perciò, se questo è ciò che ci guadagniamo, allora la verbosità è un male necessario e totalmente gradito. Quando lo scrittore è a suo agio, lo è anche il lettore.
A volte è ripetitiva, certo. È stata scritta e stampata quando non esisteva il digitale e i volumi venivano pubblicati a distanza di uno o due anni. Sfogliare le pagine in cerca di passaggi specifici poteva risultare scomodo ed era difficile ricordarsi tutti i dettagli. La soluzione migliore sembrava quella di fare un recap qua e là.
Altri tempi, altre sensibilità, altre problematiche.
Ma se la alternate con altre letture il problema non si pone, anzi, sarete ben contenti di trovare i riassuntini tra un paragrafo e l’altro e non dover aprire pagine web con gli spoileroni in bella vista! E poi a me le descrizioni non sono mai sembrate eccessive perché anche quando sembravano parlare di semplici vestiti e trecce tirate, dietro c’era ben più di questo. Era un florido sottotesto per il lettore più attento.
3) “È piena di cliché”
Sì, ma c’è un perché (che approfondisco nelle “Note Spoilerose” a fondo pagina).
Il primo volume è una scopiazzatura bella e buona de La compagnia dell’anello, vero, ma dal secondo la storia acquisisce una propria autonomia scrollandosi via energicamente qualunque modello letterario. E non si può dire lo stesso dei numerosi autori là fuori che ci propongono mille varianti della stessa storia, che noi ingurgitiamo anche se la trama è prevedibile, lo stile anonimo e gli spunti di riflessione non pervenuti.
Jordan sceglie consapevolmente di riunire tutti i tòpoi letterari e lo fa per ragioni di originalità (detta così fa ridere, lo so).
Vi do solo un indizio, leggete bene il flyer in copertina. Quando avete pronta qualche ipotesi, cliccate sullo SPOILER 1 (a fondo pagina).
4) “La narrazione è lineare”
Sì. Ha esattamente la struttura che ci si aspetta da una storia di trent’anni. Negli anni ‘90, quando il lettore medio era ancora ingenuo e la maggior parte dei pilastri del fantasy moderno non esisteva ancora – guess what? – il massimo della novità era lui!
E comunque il genio letterario non si misura nella trama: la semplice cronaca asfittica di azioni e controazioni la lasciamo a giornalisti e scrittori in erba.
Jordan è un Signor Scrittore che non ha nulla da imparare, ha già tutti gli ingredienti che gli servono e non solo sa usarli, ma sa anche come valorizzarli.
5) “Mi costerà un rene – sono 14 volumi”
Sì e no. Alla Fanucci va riconosciuto il grandissimo merito di fare frequenti promozioni sugli ebook grazie alle quali con 14€ ci si porta a casa l’intera serie (99cents a volume). A prescindere dalle vostre preferenze, gli ebook sono il compromesso ideale tra economia domestica ed acquisto a scatola chiusa. Si spende tanto solo se si è fissati col cartaceo.
Vale la pena sforzarsi di leggere in digitale perché se la serie vi piace, conoscendo già il valore del prodotto, qualunque cifra spenderete per ricomprare i cartacei non sarà un buco nell’acqua; se invece non vi piace avrete speso “solo” l’equivalente di una pizza e bibita. L’all you can eat costa dieci euro in più della Ruota, per dire…
In sintesi, con l’ebook cadete sempre in piedi!
6) “Il blocco centrale è un mortorio”

Questa è un’accusa che viene mossa spessissimo ai volumi 7-10. L’11 a volte se la scansa.
Dovete sapere che nel 2006 Jordan rese nota la diagnosi di amiloidosi cardiaca e che le sue aspettative di vita, nel migliore dei casi, erano di 4 anni. Non sappiamo quando cominciò a star male e neanche quando partì il conto alla rovescia, fatto sta che morì l’anno seguente, in settembre.
Ora… Io immagino che scrivere il seguito di un best-seller sia già stressante “al naturale”, giusto? Figuriamoci quando il medico vi ha appena elargito una sentenza di morte e dovete investire quel briciolo di tempo che vi resta su due fronti allo stesso tempo: da una parte pubblicare personalmente tutto ciò che è pronto e decente (all’aria revisioni e riletture!), dall’altra stilare degli appunti privati iper-dettagliati affinché lo scrittore che vi succederà possa dare un finale coerente ed esaustivo al vostro lavoro di una vita. Sarebbe impossibile per chiunque. Troppe cose in troppo poco tempo, e senza contare le fatiche della malattia stessa!
Riflettere su questo aspetto ovviamente non renderà quei volumi più digeribili, però vi roderà di meno. Per la cronaca, io non mi sono annoiata in nessuno dei 15 volumi: forse perché il suo punto di forza per me è sempre stata la potenza descrittiva ed evocativa della narrazione, non l’azione, e per questo, indipendentemente dai plot-twist, non sono mai rimasta a bocca asciutta. Dipende tutto da cosa cercate nei libri.
7) “Rapporto conflittuale tra uomini e donne“
Mah! Io non ho mai notato rapporti particolarmente conflittuali ed esacerbati quindi fatico ad argomentare la critica. Tolte le paesane, il libro è pieno zeppo di donne forti ed indipendenti, incanalatrici e non, che sanno farsi rispettare anche quando cadono in disgrazia. Maschi e femmine brillano di luce propria. Ma anche ammettendo per un attimo che sia vero, quale logica potrebbe nascondersi dietro?
Quando sopravvivi ad un cataclisma e riparti da zero, è lecito pensare che in quel disastro, oltre alle memorie, tu abbia perso anche tutti i traguardi sociali che avevi raggiunto fino a quel momento, che nel nostro caso consistono verosimilmente (vedi SPOILER 2 a fondo pagina) in decenni di lotte femministe per l’emancipazione e la parità dei diritti. Di conseguenza, è lecito pensare che in un mondo in cui la donna emancipata è automaticamente una “stregah!” o una “puttanah!” – con indecisione su quale sia l’attributo peggiore -, il rapporto tra sessi sia quantomeno sbilanciato e a tratti frustrante.
Inoltre, spesso si dimentica che i personaggi principali sono adolescenti di 17-22 anni – con sola eccezione di Nynaeve, che ne ha già 27/28 – che fino a quel momento hanno vissuto in una bolla chiamata Emond’s Field, un villaggio rurale talmente fuori dal mondo che gli unici modelli di vita che hanno avuto sono pastori, fabbri e contadini. Non che ci sia nulla di male. Però significa vita, emozioni ed aspirazioni semplici, con pochissimi stimoli esterni. Quando la bolla si rompe, di punto in bianco, questi ragazzini si trovano strappati alle loro famiglie per due anni, stressati e in perenne lotta per tenersi in vita: non sanno bene come gestire i contrasti e perciò fanno quello che (erroneamente) credono sia il modo “adulto” di comportarsi. Litigare. Raccogliere lo scontro perché ora ognuno è responsabile per sé e non c’è più un genitore a fare da arbitro. Tutti si credono arbitri. Tutti si credono leader.
Non è un rapporto letterario esemplare, chiaro, ma dato il contesto è forse quello più credibile.
